martedì 24 ottobre 2017 Altre passioni Login      

Altre passioni

Queste sono un po' più connesse al mio lavoro.

 

Sono una vera patita di comunicazione. In tutte le salse, in tutte le forme. Nonostante sia del tutto priva di competenze umanistiche, il concetto del "comunicare" mi affascina da sempre, forse, da brava tecnica, proprio nei risvolti metodologici che me lo rendono così interessante. O, forse, perché mi ci sono avvicinata gradualmente e senza pressioni.

 

Comunicazione di tutti i tipi. Mi piace scrivere. Per me. Ho un blog su cui ragiono tra me e me (e qualcuno che passa da quelle parti), mi piace scrivere per scrivere, racconti brevi, paginette per me, cose così. Ma nessun libro uscirà mai dal mio cassetto. Su questo, si può starne ben certi. Non lo farei mai, un errore così. Cose mie, e mie rimangono.

Update: mai dire mai... Il libro l'ho scritto, si chiama "Quando il 10 cercava di fare goal", e lo si può comprare sul sito della casa editrice (Kimerik) fin da subito (Aprile 2008), quindi, un mesetto dopo, anche su ibs.it o in parecchie librerie "fisiche"...


In compenso sono iscritta ad un corso per essere "certificata" da una data casa editrice come traduttrice letteraria dall'inglese. Un modo per essere dentro la letteratura (o la saggistica, o chissà cosa, e se, mi capiterà di tradurre) diventando la voce di un altro per i lettori italiani. Affascinante...

Update anche di questo: corso superato, diplomino ricevuto... Soddisfazione, anche !

 

Un'altra cosa: mi piace parlare in pubblico. Mi dicono che sono anche brava a farlo. Secondo me il trucco è far divertire, far ridere. L'ho imparato da due Maestri, Paolo Prinetto, il mio relatore (ma, ribadisco, soprattutto Maestro di vita), e da Angelo Raffaele Meo, il Divulgatore con la D maiuscola.

Tutto si può far capire con leggerezza. Almeno quando si sa di cosa si parla. E non è vero che una platea sorridente non è seria. Non è il sorriso che fa la serietà della comunicazione. E' il contenuto. E quello lo si può "inoculare" divertendo, o in modo assolutamente noioso (che so, leggendo i lucidi che si proiettano, pensando, forse, di essere di fronte ad una platea di analfabeti).

 

Mi piace anche cercare di convincere le persone che comunicare meglio si può. E che è anche più facile. E dà più soddisfazioni, perché se comunico meglio, mi capiscono meglio, e vuoi mettere... ?

 

Ché poi manco si tratta di "convincere". Le persone se ne accorgono subito, della differenza, basta metterle di fronte alle evidenze. Ed è per questo che mi diverto a tenere corsi di web-writing e web designing in cui voglio anche far divertire. Mi dicono che funzionino pure bene...

 

Ci sono alcune cose che odio, nella comunicazione spiccia:

  • i termini tecnici quando non sono strettamente necessari (e, soprattutto, se pronunciati di fronte a platee di non tecnici, così, per fare i fighi e basta, con la certezza che non si verrà capiti)
  • i termini stranieri quando non sono strettamente necessari (anche se l'inglese lo conosco, e pure piuttosto bene, proprio non sopporto quando lo si usa a sproposito. La nostra lingua è così ricca e così bella che non si merita di essere messa in un angolo - la citazione da Dirty Dancing era d'obbligo).
  • l'ho già detto, il "pò" scritto con l'accento
  • il "qual'era" con l'apostrofo
  • le scritte simil-sms se usate da persone d'età superiore ai 7 anni

 

Passando a qualcosa di più collegato ad Internet, non mi piacciono

  • i siti lenti senza motivo
  • i siti egocentrici, che mettono al centro l'Azienda e non l'utente
  • i siti inutili
  • i siti aggiornati di frequente ma senza Feed RSS
  • i siti senza contatti
  • i siti pieni d'immagini inutili
  • le splash-page (oddio, quanto sono vecchie)
  • gli scorrevoli che fanno venire il mal di mare
  • i consulenti che s-consigliano i clienti per far su soldi (salvo poi non trovarne più altri, di clienti, e quindi darsi una randellata sulle gengive da soli), e poi questi clienti non avranno mai più il coraggio di avvicinarsi ad internet, nemmeno quando e come sarebbe loro davvero utile
  • le pagine scritte per egocentrismo dell'autore ("ah, come scrivo forbito, quanto sono bravo a farmi capire solo da me stesso"), perché è vero che è più facile scrivere difficile, lungo e contorto, che non semplice, sinteticamente e in modo chiaro, ma invoco, in questi casi, la selezione darwiniana...
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